Le storie dei pendolari regionali


Ciao a tutti,

credo possa essere utile pubblicare alcune lettere che ci sono giunte e che riportano i grossi disagi che l’utenza Regionale deve sopportare e che in molti casi l’orario cadenzato ha aumentato.

La prima che abbiamo scelto è quella di Cristina.

Uno dei motivi per cui, 5 anni fa, ho scelto e comprato l’appartamento dove abitualmente vivo, era la vicinanza alla stazione dei treni, che mi avrebbe consentito di non essere auto-dipendente e di raggiungere in una ventina di minuti scarsi Udine (a fronte di 50 minuti abbondanti di percorrenza in auto della statale GO/UD) e in una manciata di minuti Gorizia. Ancora non sapevo che la mia sede di lavoro sarebbe in seguito diventata Trieste e la vicinanza di una fermata del treno mi avrebbe di gran lunga agevolato il pendolarismo. Nel frattempo, in questi 5 anni, mi sono prima fidanzata e poi sposata con una persona di Arezzo. Entrambi abbiamo percorso decine e decine di volte la tratta Cervignano/Arezzo e ritorno in IC. Sporco e scomodo, ma (al di là della tariffa conveniente) in grado di percorrere la tratta in poco piu’ di 5 ore senza cambi di treno: “record” da non disdegnare se paragonato alle 7 ore e rotti necessarie con le frecce (dato che a fronte di due ore di percorrenza da Mestre a Firenze, bisogna poi aggiungere due lente tratte in R o RV, sia da Cervignano (o Cormons o, un tempo, Capriva) a Mestre che da Firenze ad Arezzo, con relativi tempi di attesa ad ogni cambio).
Ebbene: dallo scorso primo gennaio non c’è piu’ la fermata di Capriva.
Niente piu’ Udine in 20 minuti e Gorizia in 8 minuti. Per andare al lavoro a Trieste, tutte le mattine devo andare in auto a Sagrado. A quel punto serve una seconda macchina in famiglia, perchè chi resta  a casa senza auto con i bus non  va da nessuna parte (per andare da Capriva a Cormons, che è rimasta la stazione ferroviaria piu’ vicina,  si fa un giro infinito e ci sono autobus solo in alcune fasce orarie..sicuramente ci si arriva prima a piedi..). Con i miei attuali orari di lavoro, 2 o 3 volte su 5 potrei usare il treno in partenza da Trieste alle 13.56. Peccato che il cadenzato abbia proprio un vuoto tra le 13.26 e le 14.26 (tra l’altro il R delle 14.26 oltre ad essere lento, è sempre fastidiosamente ultra affollato). Qualcuno dice che anche l’IC è destinato a sparire…
Da casa mia sento continuamente i treni passare dalla fermata di Capriva, con tanto di annuncio di “allontanarsi dai binari”…che beffa!
Da quando ho comprato la casa a pochi passi dalla stazione dei treni di Capriva, anno dopo anno, mese dopo mese sono stata penalizzata dalle nuove politiche di Trenitalia. Ormai senza auto siamo bloccati in casa: ogni componente della famiglia (o eventuale ospite) deve essere auto munito. Capisco se abitassimo in una landa desolata di qualche sconfinato paese…ma a Capriva del Friuli????ha senso tutto ciò??

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8 risposte a Le storie dei pendolari regionali

  1. Francesco ha detto:

    Credo che l’argomento sia già stato discusso abbondantemente e quindi non voglio ridiscuterne in questo post, trovo solo diffcile non commentare il tono di “sgomento” di Cristina sulla stazione di Capriva del Friuli….
    Credo che un piccolo comune di circa 1800 persone possa avere la fortuna di trovarsi lungo una ferrovia e che quindi qualche treno possa anche fermarsi, trovo assolutamente fuori luogo pensare che questo lusso sia da considerarsi come un diritto dovuto.
    Capisco e condivido i disagi derivanti dalle modifiche del nuovo orario cadenzato ma per chi abita in città e non in piccoli paesi, tali disagi li vive quotidianamente senza necessariamente pretendere una stazione sotto casa a portata di passeggiata. Per non fare della retorica tra i pregi e i difetti di una vita di paese o quella di città, tra le differenze c’è sicuramente quella che in una città il treno ferma e fermerà sempre, in un paese questo non è assolutamente da ritenersi scontato.

  2. MAX187HO ha detto:

    Sono d’accordissimo con Francesco. Cito un altro esempio, ben più tosto di Capriva: a Belfiore, frazione del comune di Pramaggiore (VE) attraversata dalla linea Treviso-Portogruaro, quotidianamente devono recarsi a scuola circa 140 ragazzi. Centoquaranta persone, ogni giorno, due volte al giorno. Sono necessarie due autocorriere stracolme, con un tempo di percorrenza di 25/30 minuti per percorrere i 10 km che separano Belfiore da Portogruaro o Motta di Livenza, i due poli scolastici della zona. Ebbene: Belfiore prima dell’alluvione del 1966 aveva fior di stazione (che poi era la stazione di Pramaggiore). Ma per la dura e inopinabile “legge dei numeri” non è stata mai più ripristinata, nemmeno come fermata, benché di gente, quotidianamente, ve ne sia alquanta da poter garantire non certo una “perdita” per Trenitaglia”, data la breve distanza da percorrere. Cosa ne dite allora della sospirata Pedemontana? Pure i paesi del pedemonte sono isolati, e molto più di Capriva, visto che vicino non transita neanche una linea principale, ma sempre per dare ragione alla “scienza perfetta” che è la matematica, non ci sono i soldi per garantire quel servizio. Possiamo girarci intorno con rabbia, passione, sconforto e mille nuove idee, ma poi alla resa dei conti si deve ammettere che mantenere una ferrovia serve tanto denaro, e non possiamo certo sperare di ricavarlo dai pochissimi utenti che usano qualche volta il treno. Ci vogliono numeri, e numeri alti per garantire un servizio. Altrimenti diventa un costo oneroso per tutti e quindi quando le spese superano i ricavi, si taglia. W il treno! Ciao by Max

  3. simsesta668 ha detto:

    Sono molto perplesso nel leggere due commenti che poco attengono al concetto di trasporto pubblico. Mi permetto di commentare a mia volta.
    1) Non è la numerosità della popolazione che giustifica o meno la fermata di un treno, ma il numero di utilizzatori del servizio. In un paese di 1800 anime possono esservi più passeggeri che in uno di cinquemila, perchè magari lì la stazione è talmente centrale da permettere a più persone, in proporzione, di lasciare l’auto a casa.
    2) Lasciare l’auto a casa non è uno “sfizio” o una pretesa, spesso è una necessità (visti i relativi costi). Ma soprattutto è qualcosa a cui si dovrebbe tendere come obiettivo: meno auto ci sono in giro, meglio stiamo tutti. Non mi stancherò mai di ripeterlo: un paese non è civile se tutti hanno l’auto, ma se tutti riescono a farne a meno. Ovvero: il mezzo pubblico non è per “sfigati”. Non dimentichiamo, poi, quali sono i costi sociali e non del costringere una nuova fetta di persone a utilizzare l’auto: solo in termini di incidenti e relativi costi (e non parliamo di eventualità remote, visto che fino a qualche anno fa mediamente cinquanta persone al giorno perdevano la vita in auto… in treno in certi anni praticamente nessuno), la questione non andrebbe sottovalutata.
    3) Scaricare il trasporto sull’iniziativa privata, a parità di imposizione fiscale, è scorretto: è un aumento surrettizio dell’imposizione stessa, perchè a fronte delle imposte pagate (ovviamente, da chi le paga) c’è un servizio in meno.
    4) Mi si perdoni, ma vi è del “localismo” poco opportuno: occorrerebbe fare un salto altrove (e nemmeno troppo lontano: basta andare in Trentino, provincia autonoma come autonoma è la nostra regione…) per scoprire che, proprio per avere una regione più pulita, con meno auto e meno rischi, si riaprono stazioncine anche a servizio di frazioni. Allora il discorso non andrebbe posto in termini di “mors tua, vita mea”, ovvero non si dovrebbe dire che siccome Belfiore ha perso la fermata, possono perderla anche altri. Semmai, se ve ne sono le condizioni, dovrebbe riaprire anche Belfiore! Ma siamo sicuri che a qualcuno non convenga invece la corriera che va a prendere i ragazzi sotto casa, mentre alla stazione occorreva portarli??? C’è sempre poi quello che, per partito preso, non vuole sentir parlare di mezzo pubblico…
    Nel caso di Capriva e Mossa, poichè viaggio regolarmente su quella linea, posso assicurare che in orario di punta vi salivano anche dieci passeggeri su un solo treno. La collocazione in centro paese delle stazioni, infatti, permette – come accennavo prima – un maggiore utilizzo, in proporzione alla popolazione. E non si trattava solo di studenti, ma anche di lavoratori.
    Inoltre, come osservato molte volte, si trattava di fermate recentemente rinnovate.
    Assolutamente poco chiara è poi l’osservazione secondo cui, siccome ci sono tanti comuni che non sono serviti dalla ferrovia, non si può pretendere nulla. A questo punto, siccome in Sicilia ci sono tanti comuni dove razionano l’acqua, noi anche ci dovremmo chiudere i rubinetti. Oppure si vorrebbe dire che Grado o Rimini possano fare a meno della spiaggia, perchè tanti comuni non ce l’hanno in quanto sono interni, quindi non devono pretenderla. Che ragionamento è??? Se una cosa c’è, c’è!
    Il fenomeno insensato, semmai, è avere una ferrovia che attraversa un paese e, potendo raccogliere un po’ di passeggeri, non lo fa! E magari – come è avvenuto – si affiancano nuove corriere per limitare i danni. Ma scherziamo??
    La ferrovia è un’infrastruttura talmente rilevante da avere “fatto la differenza”, in epoche passate (…ma non troppo), fra paesi che ne erano serviti e altri che invece non avevano stazione. I primi, alla nascita delle ferrovie, divennero presto vivaci, proiettati verso il commercio e le relative popolazioni si aprirono mentalmente; gli altri, spesso, rimasero… un po’ indietro.
    Del resto negli ultimi centocinquant’anni ci sarà pure un motivo per in molti comuni si svilupparono nuovi insediamenti attorno alla stazione (il paese in collina, la frazione “scalo” attorno alla ferrovia)…
    Se, al giorno d’oggi, una signora come Cristina – che non conosco – fa la scelta di prender casa nei paraggi della stazione per potervi contare e lasciare a casa l’auto non sta facendo del male a nessuno, semmai solo del bene. Se non abbiamo ben chiaro questo, stiamo facendo uno sterile e inutile “mors tua vita mea” campanilistico, che non giova a nessuno.
    L’orario cadenzato, in altre regioni – cito nuovamente il Trentino – aveva uno scopo ben preciso: far guadagnare nuova utenza al mezzo pubblico e permettere a più persone, anche (e soprattutto) in paesini, di avvalersene. Risultato pienamente raggiunto, basta fare un viaggio in loco per scoprire che in comuni non di 1800 ma di 500 abitanti c’è un bus ogni ora, e ben pieno nonostante ovviamente impieghi più dell’auto. Questione di cultura, sensibilità, risparmio…
    Da noi, invece, si è cercato di puntare lì dove non serviva, ovvero sulle tratte più utilizzate come la Udine-Trieste: ovvero, si è cercato di far stare ancora meglio chi già aveva una buona scelta di treni, a danno di chi ne aveva già pochissimi. Non solo: in molti casi, progettando un orario senza tener MAI conto di interscambi e coincidenze, per molti ora viaggiare è persino più scomodo e impraticabile, perchè a Udine magari si attende non meno di tre quarti d’ora la coincidenza (su viaggi di poche decine di chilometri, una simile attesa incide troppo).
    In altre parole, un servizio mal concepito, che potrebbe portare molti più passeggeri – a parità di spesa – se fosse solo un minimo più razionalizzato e se si guardasse un minimo ad altre esperienza più felici (questo è un campo dove alcuni principi sono validi ovunque).
    Per vederla sotto un altro aspetto, che fermino o no in quei paesini quei treni vengono ugualmente pagati. Il risparmio è dovuto solo ai minuti risparmiati (appena quattro, in certi casi), che potevano essere comunque risparmiati con razionalizzazioni d’orario. E quel denaro risparmiato non ha migliorato in alcun modo centri minori ma, come già detto, città già servite ampiamente. E molti dei nuovi treni via Cervignano… sono vuoti (anche perchè piazzati a ridosso di treni comunque celeri già esistenti!).
    Questo è il problema.
    Spesso qui si sente dire che c’è crisi e tanti servizi devono essere tagliati perchè la coperta è corta: QUI NON E’ COSI’. I denari sono gli stessi, ma vengono distribuiti in maniera diversa, tagliando DELIBERATAMENTE fuori alcuni centri. Tutto ciò è – per me – inaccettabile già in linea di principio.
    Si sta bene solo se si sta bene tutti!

  4. Deborah ha detto:

    Concordo e sostengo i pensieri di simsesta668.
    Io personalmente ho 20 minuti di auto per arrivare in stazione a Sagrado. Il nuovo orario cadenzato non mi ha fatto guadagnare minuti, anzi. Il treno della mattina è stato anticipato di 20 minuti, quello della sera posticipato di 6.
    Inoltre, alla sera, tra le 17.56 e le 18.26 partono 4 treni, un paio a distanza di pochi minuti uno dall’altro. Onestamente, servivano? Non si poteva ottimizzare un po’ la cadenza?

  5. simsesta668 ha detto:

    Gentile Deborah, innanzitutto grazie. Poichè l’orario cadenzato presenta numerosi vuoti, appare ancora più insensato concentrare tanti treni in determinate fasce. Ad esempio, da Trieste a Udine non vi sono treni via Gorizia fra le 7.26 e le 8.56 (non mi pare una fascia di “morbida”), poi altre due ore di vuoto fino alle 10.56; un altro vuoto nel pomeriggio, fra le 14.56 e le 15.56 (quest’ultimo è lento, quindi nelle stazioni intermedie aumenta il periodo senza treni). Anche da Udine a Trieste situazione analoga.
    In compenso ci sono treni veloci per Udine, via Cervignano e via Gorizia, ravvicinati: 17.50 e 17.56, 18.50 e 18.56. Il treno delle 18.50 porta spesso una quarantina di persone, come una corriera.
    Quello che occorre quindi comprendere è che per aggiungere questi treni si sono soppresse le stazioni cosiddette minori.

    Ribadisco nuovamente il concetto per maggiore chiarezza. Qui non siamo in presenza di tagli, per cui – magari a seguito di risorse drasticamente diminuite – si è dovuto sacrificare qualche comune minore per garantire i servizi principali. No: è stata una scelta deliberata, prendere ai “poveri” per dare ai “ricchi”.
    Peraltro la linea via Cervignano permette un vantaggio di qualche spicciolo in termini di biglietto, perchè è più corta, ma è più irregolare nella circolazione (binario unico Udine – Strassoldo, con frequenti problemi ai passaggi a livello e ai segnali) e fa risparmiare appena sei minuti sulla tratta intera, rispetto ai treni via Gorizia. Questi ultimi, poi, potrebbero impiegare lo stesso tempo (trent’anni fa vi erano treni Udine-Gorizia-Trieste con percorso in un’ora). Insomma, come servizi veloci quelli via Gorizia forse potevano bastare, visto che Sagrado, Gorizia e Cormons movimentano più passeggeri di Palmanova (Cervignano è servita anche dai treni linea “bassa”).
    Ma sia ben chiaro: se ci sono nuovi treni in linea di principio non posso essere contrario. Per me si dovrebbe arrivare ad avere treni frequenti anche sulla linea via Cervignano; non, però, a danno di altre località. Altrimenti non si risolve un problema, ma se ne creano di nuovi!

    Simone Sesta

    • Gabriele ha detto:

      Il piano del cadenzato completo cosi’ come deliberato dalla scorsa legislatura (che la nuova non mi pare abbia annullato) prevedeva di fare i turni triangolati fra Ts, Udine e Mestre. Con un guadagno di un ~20% sull’uso dei mezzi. Tale 20% veniva utilizzato per effettuare le corse in piu’ che oggi mancano *su tutta la rete* (i buchi attuali).
      Ergo, se proprio non si puo’ parlare di tagli di risorse, in pratica l’effetto e’ lo stesso.
      Questo per le corse mancanti.
      Per le stazioni soppresse, la motivazione (scusa?) ufficiale e’ che con le fermate si finiva col perdere i nodi, cioe’ le coicidenze sistematiche per gli utenti delle stazioni ” minori” che sono rimaste. Insomma, preferiscono far viaggiare un po’ meno persone verso ovunque che farle viaggare tutte solo verso Udine o Trieste.
      Non capisco la parte dei servizi “veloci” non via Gorizia. Quali sarebbero? I treni via Cervignano fanno tutte le fermate che ci sono, quindi per definizione e’ un servizio lento.
      P.s.: proprio per la caratteristica “diffusa” dei movimenti sulla Ts-Gorizia-Udine, una scelta possibile era di tenere solo i treni tutte-le-fermate sulla linea magari mettendoci solo in fascia di punta alcuni veloci e Ts-Monfalcone-Gorizia-Udine (SOLO queste fermate). Da Sagrado e Cormons cosa avrebbero detto?

  6. simsesta668 ha detto:

    PS per correttezza aggiungo che il numero dei passeggeri del treno TS-UD delle 18.50 è stato rilevato empiricamente in qualche viaggio… non è ovviamente esaustivo. E’ solo per rappresentare che ci sono treni, pur finanziati, che forse sono meno indispensabili: pensiamo al Frecciabianca veloce che parte da Milano alle 19.35: un sabato, dopo Mestre, non sono rimaste più di trenta persone (anche perchè non fa fermate intermedie… quindi si trattava di soli viaggiatori diretti a Trieste). Cosa sarebbe più importante, per il servizio ferroviario della nostra regione??

  7. Daniele ha detto:

    Ringraziamo Trenitalia per la soppressione odierna del RV 2464/5 Trieste-Udine-Venezia. Usare il treno è ogni volta fonte di disagi, tra il pessimo orario cadenzato e soppressioni/ritardi… Basta, da oggi se non sono costretto mi riprometto di usare l’auto.

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