Treno guasto fra Trieste e Monfalcone: grossi disagi.


La tratta Trieste-Monfalcone questo pomeriggio ha subito enormi ritardi. Il treno 2852/5923, regionale “lento” previsto in partenza da Trieste alle 16.01 (ma partito in realtà alle 16.16) diretto a Venezia via Gorizia – Udine (arrivo previsto a Venezia S.Lucia alle 19.43), ha subito un guasto nei pressi di Bivio d’Aurisina. I treni che seguivano, particolarmente importanti e affollati di pendolari, erano il treno 6030 Trieste (16.25) – Udine (17.32) – Tarvisio (18.50) e il treno 6006 (Trieste 16.31 – Udine 17.55 via Gorizia). Tali treni, dopo aver sostato lungamente (pare circa cinquanta minuti) in piena linea, sono stati fatti retrocedere a Trieste in quanto non vi erano punti in cui poter “sorpassare” il treno guasto fermo in linea.

I viaggiatori che erano su di essi hanno subito ritardi mostruosi: una volta tornati a Trieste, quelli diretti a Udine – Tarvisio hanno dovuto attendere ulteriormente per circa 45 minuti la partenza del primo treno utile, il treno 2862, previsto in partenza da Trieste alle 17.34 e in arrivo a Udine alle 18.37, ma in realtà partito alle 18.45 e giunto a Udine alle 19.57 (dati del sito Viaggiatreno, confermati da viaggiatori a bordo). Il ritardo complessivo per molti viaggiatori si è così attestato su circa due ore e mezza rispetto all’arrivo previsto del treno 6030: un tempo mostruoso, inaccettabile su una tratta di circa 75 chilometri.

I ritardi ulteriori sono dovuti al fatto che la tratta fra Trieste e Monfalcone ha funzionato per buona parte a binario unico in quanto sul binario cosiddetto “pari” (da Trieste verso Monfalcone) vi era il treno guasto fermo.

Quasi tutti i treni da e per Trieste, dopo le 16.30 circa e per qualche ora, hanno subito ritardi medi di un’ora- Alcuni treni sono stati soppressi del tutto.

I viaggiatori dei treni bloccati in linea, che hanno dovuto retrocedere a Trieste, hanno avuto la beffa di veder transitare sull’altro binario (che, come si osservava, è stato utilizzato “a senso unico alternato”), alcuni treni in partenza da Trieste in orario successivo; non essendovi stazioni in quella tratta, è verosimile che non sia stato possibile organizzare trasbordi nè su altri treni nè su eventuali autocorse.

A cosa ascrivere gli enormi disagi di oggi pomeriggio? A una serie di concause, a parere di chi scrive.

In primo luogo, la vetustà di alcuni convogli che, purtroppo, sono soggetti a guasti frequenti.

Tuttavia un semplice convoglio che si guasta non rappresenta un fatto eccezionale e non dovrebbe portare a ritardi così consistenti (e persone bloccate, di fatto, per lungo tempo, senza neppure la possibilità di proseguire con mezzi propri o rinunciare al viaggio).

La linea Trieste-Monfalcone non dispone più della stazione di Grignano: in tale stazione i treni non fermavano da tempo per servizio viaggiatori ma era possibile operare precedenze, manovre e scambi di binario. Da ottobre 2010 la stazione è stata soppressa anche per tali utilizzi. Ne consegue che fra Trieste e Bivio d’Aurisina non vi sono punti in cui consentire una precedenza, operare il ricovero di un treno guasto, trasferire treni sul binario rimasto efficiente. Così i treni che hanno subito direttamente l’interruzione hanno dovuto retrocedere fino alla stazione di Trieste, sebbene distante.

Queste limitazioni infrastrutturali sono dovute, naturalmente, a carenze finanziarie a livello nazionale: chi gestisce l’infrastruttura ferroviaria si trova a doverlo fare con assai meno fondi da parte dello Stato, di conseguenza deve operare risparmi in vario modo per garantire comunque il servizio in massima sicurezza. Ciò va detto per onestà, anche se a giudizio di chi scrive in taluni casi le scelte appaiono francamente drastiche (specie quando riguardano linee fondamentali e intensamente utilizzate come la Trieste-Monfalcone, che non permettono peraltro itinerari alternativi).

Da ultimo, il recupero di un treno guasto, al fine di liberare la linea, richiede tempi lunghi, anche a seconda del guasto, e così un binario risulta indisponibile per un tempo anche lungo.

Cosa occorre fare, in tale situazione? Posto che il servizio ferroviario, a seguito di numerosi tagli operati a livello nazionale (ma, in verità, non a livello regionale), si basa sempre più su “incastri”, di guisa che un anello che si rompe possa causare disagi rilevanti a cascata, occorre auspicare che i nuovi treni, acquistati dalla regione Friuli Venezia Giulia e ormai da tempo giunti in Italia, possano essere immessi in circolazione il prima possibile, riducendo la probabilità di guasti e garantendo un servizio definitivamente migliore.

I nuovi treni “Civity” stanno subendo un iter di omologazione molto lungo (in base alla regolamentazione vigente, concernente anche ovvi motivi di sicurezza). Tuttavia è indispensabile che essi siano messi in servizio quanto prima, anche perchè si tratta di un investimento davvero ingente, operato dalla nostra regione in tempi pur comunque difficili.

In altre parole, per essere franchi, siamo stufi di avere tanti treni completamente nuovi, capienti, accoglienti, climatizzati… inutilizzati da troppo tempo per una procedura di omologazione che pare non aver fine. Soprattutto appare assurdo che non si abbiano tempi certi sull’immissione in servizio regionale dei nuovi convogli.

In ogni caso quello che non è accettabile, da parte di Trenitalia ed RFI (per quanto di competenza di ciascun soggetto), è la carenza di informazioni anche in questo caso. Come già detto, a giudizio di chi scrive i disagi patiti sono verosimilmente ascrivibili anche a questioni di tagli “a monte” e pertanto ci si rende conto che non sia facile gestire situazioni complesse. Tuttavia nella stazione di Udine alle 17.20 circa era segnalato solo un ritardo di 50 minuti per il treno 6030 (poi soppresso) e non venivano divulgati annunci, sebbene la circolazione fosse perturbata già da una quarantina di minuti; per altri la circolazione era indicata come regolare, quantunque a tale orario si sapesse già che il treno 2468 (per fare un esempio) avesse già maturato più di venti minuti di ritardo alla partenza e non fosse ancora partito.

Come si osservava, ci si può anche render conto che si tratti di situazioni complesse e relativamente eccezionali per i gestori del trasporto ferroviario; tuttavia rendere edotta l’utenza circa ritardi che, ancorché imprecisabili in una prima fase, sono certi, appare doveroso al fine di consentire ad ognuno di pianificare soluzioni alternative.

E’, infatti, gravissimo che dei viaggiatori partiti alle 16.25 da Trieste siano giunti alle 20 a Udine, ad esempio: queste persone avranno avuto impegni, necessità familiari, bambini da accudire… insomma, non è possibile avere un servizio ferroviario che non consenta la pianificazione di impegni in relativa serenità: per quanti margini ognuno possa prevedere per “tenersi largo” (quando ciò è permesso, secondo le cose cui ciascuno deve attendere), non si può arrivare a destino con 150 minuti di ritardo in una tratta regionale.

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