L’assessore regionale Riccardi è dalla parte dei cittadini e dei pendolari: ora servono programmi di lungo respiro


Pubblico un articolo pubblicato oggi dal Messaggero Veneto: i miei timori e il mio desiderio sono basati sulla volontà da parte della Regione di investire concretamente sulla linea ferroviaria Gemona Sacile e a reimpostare il trasporto pubblico locale su gomma integrandolo alla perfezione con quello su rotaia. Quindi non più una Gemona Sacile con treni che corrono per una parte della tratta solo nei giorni festivi, ma una Regione che imponga ai signori di RFI e Trenitalia che i cittadini del Friuli Venezia Giulia VOGLIONO treni anche nei giorni feriali e con orari pensati e integrati sulle esigenze reali delle persone. Vi siete mai domandati che senso abbia spostare su gomma collegamenti che su ferrovia hanno tempi di percorrenza migliori?

Stasera pubblicherò un’interessante tesi di laurea di Fabio Lamanna sulla linea ferroviaria Merano Malles: vuole essere uno spunto per i decisori politici ma anche per tutti noi per capire che studiare un trasporto pubblico locale efficiente, integrato è di notevole aiuto a tutta la società: bisogna investire e pensare a medio lungo termine, non ragionare sul consenso politico immediato ma sui risvolti positivi che un tale sistema porta alla nostra comunità. Spero che le parole dell’assessore Riccardi siano foriere di nuovi sviluppi per il nostro TPL.

Ecco l’articolo:

CAVASSO NUOVO Una linea dagli ingenti costi di gestione e manutenzione e a bassa redditività, ma al contempo una tratta con potenzialità turistiche che vanno sfruttate affinché col suo recupero parta pure il rilancio del territorio: così è stata dipinta, nel convegno di ieri a Cavasso Nuovo, la linea ferroviaria Sacile-Gemona, di cui è stata messa in luce l’importanza dal punto di vista storico, geografico e naturale. Ma come mai, nonostante il potenziale della tratta, non si riesce a rilanciarla? Un interrogativo centrale, ma cui pare difficile dare una risposta esaustiva. Sono troppi i fattori in ballo, ma quello che è emerso, ed è stato condiviso all’unanimità, è che la frammentazione delle iniziative non può far decollare alcun progetto. «Si devono unire idee e forze», ha rimarcato Alberto Durì, manager di Trenitalia, non nascondendo, però, che «il futuro della Sacile-Gemona è legato alla politica. Le zone geografiche con bassa densità di abitanti sono anche quelle con bassa densità di consensi. La Regione però sta pensando a una revisione delle linee, per garantire un servizio più capillare e intenso: così si avrebbero ricadute positive pure sulla Pedemontana». Ma come si dovrebbe procedere per un rilancio della redditività della linea? «Per fare scegliere agli utenti il treno anziché il bus si deve puntare sul tempo di percorrenza – ha spiegato – creando nuove relazioni che implichino la realizzazione del raccordo ferroviario tra Sacile e la Venezia-Udine. Inoltre, si dovrà rimodulare l’offerta soprattutto nei giorni festivi e d’estate, in funzione di un piano coordinato di rilancio del territorio in chiave turistica». Tante e belle proposte sì, ma cosa ne pensano i pendolari della linea che sino a dicembre sarà chiusa? «Siate realisti, la tratta non riaprirà – ha tuonato Marco Chiandoni, portavoce del comitato pendolari Fvg, che non si abbandona a facili ottimismi –. Dobbiamo coinvolgere tutte le parti: basta col parallelismo bus-treno, è ora di integrarli creando un sistema efficiente». «Siamo pronti a ritirare i nostri figli dalle scuole di Sacile e trasferirli a Pordenone se entro settembre non riaprirà la tratta», ha affermato Laura Magris, rappresentante di alcuni genitori. I tempi di percorrenza coi bus sostitutivi, infatti, si allungano: i ragazzi arriverebbero a scuola con 20 minuti di ritardo e lo stesso accadrebbe per il rientro a casa. E per far sì che la tratta riapra veramente e al più presto, l’assessore all’ambiente di Montereale Erik Ivan Montagner ha proposto di creare un documento unitario, sul modello di quanto fatto a Osoppo, condiviso da tutti i Comuni ubicati lungo la tratta e dare vita a un gruppo di studio per elaborare un progetto da presentare in Regione. E date le preoccupazioni espresse e le proposte avanzate, il vicepresidente del consiglio regionale Maurizio Salvador, che era tra i presenti, ha mandato un messaggio all’assessore regionale Riccardo Riccardi, il quale ha risposto in diretta: «Incontrerò tutti i sindaci dei Comuni interessati lunedì 10 settembre: sarò alla testa della protesta di cittadini e pendolari perché la loro protesta è anche la nostra». Giulia Sacchi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Comunicazioni utili ai pendolari, Cultori delle Ferrovie. Contrassegna il permalink.

11 risposte a L’assessore regionale Riccardi è dalla parte dei cittadini e dei pendolari: ora servono programmi di lungo respiro

  1. Federico ha detto:

    Sarebbe ora che mettessero un servizio decente su questa linea!

  2. Carlo ha detto:

    A quanto pare, sarà Losurdo ad occuparsi degli autobus sulla Sacile-Gemona.
    Non oso immaginare i disagi che succederanno con gli autobus spesso guasti, gli autisti che non rispettano mai gli orari e cose di questo tipo.
    Almeno sulla Casarsa-Portogruaro da lunedì ce ne liberiamo almeno al pomeriggio.

    • Marco Chiandoni ha detto:

      Sai qualcosa di più di questa azienda?

      • Anna-Maria ha detto:

        Dico la mia sull’ azienda… in base all’ esperienza delle ultime 4 estati lungo la Gemona-Sacile.
        Qui hanno sempre usato mezzi medio-piccoli, per la sostituzione estiva. Ma ora che stanno per riaprire le scuole, è arrivato un pullman grande (forse 2?). E’ quello che m’ ha portato a casa ieri sera… un mezzo abbastanza moderno, non posso esprimere lamentele di sorta.
        E’ vero invece, che alcuni bus piccoli sono un po’ vecchiotti, con ammortizzazzione defunta e quindi scomodi.
        Sugli orari invece non posso personalmente dir male. Hanno un orario “espanso” rispetto a quello del treno, e per forza di cose vista la tortuosità del tracciato. Nel senso: si parte prima (Maniago 6:45 invece che 7:19) per giungere alla stessa ora… ma in linea di massima gli autisti riescono a rispettarlo. Certo, se per strada beccano un paio di trattori o lavori in corso, tutto salta, ma non certo per colpa loro…
        Gli autisti sono “un po’ per sorta”, ce ne sono sì un paio un po’ sopra le righe, ma non posso dire cose gravi, parlo per me.
        Quello che invece mi dà l’ urto è la politica della loro azienda. Questi signori non conoscono il concetto di “riposo settimanale”. Gli autisti lavorano dal lunedì al lunedì, sulle corriere vedi sempre le stesse 2 facce che girano avanti e indietro. E badate che sono sicura di quello che dico, perché gli autisti alloggiano a Sequals a 200 metri da casa mia… li vedo passare ogni giorno, anche quando la corriera non la prendo ma giro per il paese…

  3. Carlo ha detto:

    So solo che ha sede a Cellamare (Bari) e dall’estate del 2009 ha l’appalto per il servizio autobus sostitutivo in tutto il FVG, non solo nella Casarsa-Portogruaro e Sacile-Gemona.
    Loro svolgono solo le corse già programmate in orario, in quanto gli autobus che sostituiscono i treni soppressi giorno per giorno, sono gestiti da altri… sulla Casarsa-Portogruaro abbiamo l’ATAP di Pordenone.
    Gli autisti sono della zona… uno c’era già ai tempi della SITA.
    Purtroppo, Losurdo si ostina da 3 anni ad utilizzare spesso mini-autobus da 16 o 24 posti al posto dei tradizionali autobus standard. Lunedì eravamo in 18 nel bus da 16 posti. Questi mini-autobus, nonostante abbiano una targa nuova di zecca, sono dell’antico testamento: la prima estate addirittura erano senza aria condizionata (e sono anche senza finestrini), si guastano spesso, anche qualche settimana fa è successo… una volta uno ha rischiato anche di andare a fuoco (testimonia un articolo del Messaggero), un’altra volta si è bloccata la porta ed i passeggeri sono rimasti intrappolati dentro… quella volta hanno soppresso le corse e si sono beccati 2000 euro di multa da TrenItalia (stando a quanto disse l’autista).
    Un autista è particolarmente maleducato ed è arrivato pure a fumare in autobus durante una corsa (ovviamente dopo aver chiesto il permesso ai passeggeri ed aver aperto il finestrino).
    Per non parlare di quando, durante la corsa serale, si fermano a metà strada, poco prima di Cordovado, a fare la sosta per fumare.
    Rispettano molto poco gli orari: o partono in ritardo dal capolinea senza motivo oppure hanno talmente fretta e passano con largo anticipo nelle stazioni intermedie, per non parlare di quando saltano la stazione di San Giovanni di Casarsa solo perché non c’è gente che la utilizza. Ad esempio, oggi la corsa che doveva arrivare a Casarsa alle 17:55, è arrivata alle 17:44 e avrebbe dovuto passare a San Giovanni alle 17:45.
    Guarda… ho un elenco lunghissimo di aneddoti di questo tipo…

    • Marco Chiandoni ha detto:

      Se non ti secca, esporrei il problema alla regione, prima con mail, poi di persona, ma sarebbe bene avere ancora più testimonianze e gente che protesta.

  4. Carlo ha detto:

    Se vuoi, va bene… ma non si riescono nemmeno a risolvere i problemi con i treni… dubito che adesso si preoccupino addirittura del servizio sostitutivo… poi non so se la gente nota tutti questi particolari… io che sono fissato fuori misura con la Casarsa-Portogruaro sono sempre con l’occhio puntato sull’orologio, tengo controllati i passaggi degli autobus visto anche che passano per il paese dove abito e tengo sotto controllo ciò che dicono e fanno gli autisti… forse sono l’unico ad aver tenuto a mente tutto…

    • Marco Chiandoni ha detto:

      E meno male che ci sei!!!
      Tentar non nuoce.
      Io pensavo di proporre alla regione di farsi passare delle ALN al posto dei Minuetto diesel, un vero bidone.

  5. Carlo ha detto:

    Ho ritrovato questo articolo dell’estate 2009, quando hanno chiuso 3 mesi per il ponte sul Lemene…

    Dal quotidiano “Il Gazzettino del Nord-Est” di Giovedì 16 Luglio 2009

    C’è malumore tra i pendolari per i disagi innescati dopo l’attivazione del servizio pullman sostitutivo della tratta ferroviaria Portogruaro-San Vito al Tagliamento-Casarsa. Da giungo, come ormai avviene per consuetudine, quasi se ci fosse una regola non scritta, la linea che collega il Veneto al Friuli, utilizzata in particolare dai pendolari (in concomitanza con la fine della scuola), è chiusa per lavori.

    «Da quanto ci è stato comunicato – fa sapere Eno Favero, che si è fatto portavoce di quanti abitualmente prendono il treno alla stazione di San Vito al Tagliamento per recarsi al lavoro -, a partire da giugno e fino a settembre, il servizio di trasporto via rotaia è sostituito dal trasporto via autobus». Una necessità per permettere alcuni lavori di manutenzione della linea (così come negli anni precedenti). Se però lo scorso anno ad aggiudicarsi l’appalto indetto dalla società delle ferrovie era stata la Sita, un’azienda di grosso livello del Veneto, quest’anno ad aggiudicarsi la gara è stata un’altra ditta e la musica è stata diversa.

    «Invece di un autobus spazioso da 50 posti – racconta sconcertato Favero – ci vediamo arrivare un pulmino da 25 posti che dimostra tutti i segni del tempo. Per non parlare dell’assenza di aria condizionata che soprattutto in questo periodo di caldo sarebbe estremamente necessaria per il benessere dei passeggeri».

    C’è dell’altro e i problemi si susseguono. L’ultima disavventura è capitata ieri mattina. «Alle 7.34 attendevamo, io ed altre persone, nel piazzale, l’arrivo del pulmino ma non lo vediamo arrivare. Scorrono i minuti ma niente. Passata mezz’ora ci siamo guardati negli occhi e considerato che non c’era l’ombra del mezzo, ci siamo arrangiati da soli cercando dei passaggi di fortuna». Effettivamente al pulmino è accaduto un incidente, ma di quelli che non ti aspetteresti.

    «Siamo venuti poi a sapere che il mezzo si era fermato a Cordovado perché l’autista si era accorto che le porte del pulmino erano bloccate». Insomma i passeggeri all’interno non potevano uscire, ne qualcuno entrare. La via di fuga è stata trovata (la porta utilizzata dal conducente per salire/scendere), ma visto che il problema tecnico non era stato possibile risolvere, la corsa è saltata.

    Si tratterebbe di un episodio che si somma ad altre lamentele sollevate dai pendolari, prima fra tutte la questione dei ritardi. C’è poi quella delle informazioni al pubblico: la stazione di San Vito al Tagliamento “sembra essere isolata e le informazioni latitano”. Se è diventata la regola che durante il periodo estivo i pullman sostituiscono i treni, si verifica un fenomeno migratorio dei pendolari? «Sì, è proprio così – risponde Favero -. Molti colleghi fanno l’abbonamento al treno d’inverno mentre in estate preferiscono andare in autobus al lavoro perché non ritengono plausibile pagare per fare una tratta in treno e andarci sistematicamente, per mesi, in pullman». E sugli orari? «Tutti modificati per permette il diverso servizio di trasporto». Modifiche che cambiano gli orari sia al mattino che al ritorno, con tutte le difficoltà del caso che comportano tali novità.

    Per quanto riguarda le ALn, nel forum di ferrovie.it dicono comunque che in altre regioni ne hanno a volontà di materiale in più di riserva.
    A quanto mi era stato detto, però, pare che ormai siano rimasti pochissimi macchinisti in FVG ad essere abilitati a guidare le “vecchie” 668…

  6. Carlo ha detto:

    In risposta ad Anna Maria.

    Anche sulla Casarsa-Portogruaro sono sempre i soliti 2 autisti dal 2009… non penso che Losurdo sia una grande azienda di autobus… mi sa che è una ditta molto ristretta… e quindi risparmieranno sugli autisti e soprattutto sui mezzi… qualche autobus grande ce l’hanno, ma temo che siano proprio contati. Invece hanno molti catorci… vecchi, ma tutti appena immatricolati con targhe nuove.

    Per quanto riguarda gli autisti, uno dei due della Casarsa-Portogruaro, anche se personalmente non mi hai mai detto niente, è spesso maleducato, tipo con le persone di colore o con coloro che non sanno che quello è il bus al posto del treno e chiedono informazioni. Ovviamente non mancano di usare termini poco consoni.

    Per quanto riguarda i tempi, in certi tratti sono calcolati molto male (ad esempio San Giovanni di Casarsa – Casarsa sarebbero conteggiati 10 minuti per fare 1,5 km… davvero troppo)… però non è ammissibile che passino in anticipo per correre a fumare o partano in ritardo senza motivo. Poi i ritardi dovuti al traffico sono un’altra cosa e li accetto.

    Ah sì, dimenticavo l’episodio di quella volta, sempre l’estate 2009, che passarono a prenderci con una macchina con 5 posti disponibili al posto del bus… per fortuna che era estate ed eravamo in pochi….

  7. Simone ha detto:

    Cari amici, vi renderete conto che la sostituzione con autobus rappresenterà il colpo di grazia alla ferrovia: in quanti, dovendo partire alle 6.45 anzichè alle 7.19 per arrivare poi alla stessa ora di prima, continueranno a utilizzare il mezzo pubblico? Come sempre si rischia che, qualora la ferrovia dovesse riaprire, avrà perso i pochi utenti residui.
    Quanto alle efficaci descrizioni del servizio sostitutivo, si tratta evidentemente dell’ennesima gara al ribasso.
    Infine, circa le ALn 668, non mi meraviglio che ve ne siano in abbondanza altrove: in Piemonte vi saranno attualmente decine di ALn 663 – ottime – inutilizzate a seguito della scriteriata politica di sostituzione con autobus attuata dalla Regione (si badi bene, anche su linee riaperte pochi anni fa dopo ingenti lavori, come la Cuneo – Mondovì). In Abruzzo, dopo la chiusura (si spera non definitiva) della Sulmona – Carpinone e la riduzione del servizio su altre linee, le ben quaranta ALn 668 3300 (tutte afferenti il deposito di Sulmona) saranno ben sovrabbondanti.
    Sono tutti ottimi mezzi e, peraltro, molto confortevoli in quanto climatizzati e con arredi migliorati (le ALn 663 hanno l’allestimento delle vetture media distanza, le ALn 668 sono state rinnovate alcuni anni fa e, salvo qualche vecchia serie con motori aspirati – come le 1800 di Benevento – sono anche climatizzate).
    Il problema è che, con la regionalizzazione del trasporto, non dev’essere facile trasferire un mezzo da una regione all’altra; soprattutto, non ho l’impressione che ve ne sia la volontà.
    Carissimi, vi invito a riflettere che – con il pretesto della crisi – stiamo assistendo da due anni a una nuova ondata di chiusure ferroviarie dopo quelle tragiche del 1985 (decreto Signorile) e quelle a falcidia degli anni Sessanta: bisogna fare qualcosa.
    Ecco un elenco di linee chiuse o sospese fra il 2010 e oggi: Avellino – Rocchetta Sant’Antonio; Chivasso – Asti; Asti – Castagnole delle Lanze; Ceva – Ormea; Mondovì – Cuneo; Sulmona – Carpinone; Rocchetta Sant’Antonio – Spinazzola; Gemona – Sacile e altre.
    In molti casi si tratta di linee che, con un’adeguata riprogrammazione degli orari, avrebbero avuto un bacino d’utenza ragguardevole. Ma il problema, com’è di tutta evidenza, è di politica dei trasporti.

    Cordialità.

I commenti sono chiusi.