“In ferrovia fra i Balcani: Bosnia ed Erzegovina” di Simone Sesta


Sono molto lieto di pubblicare questo resoconto di viaggio fra i Balcani del nostro caro amico Simone Sesta, non comune amante ed esperto conoscitore del mondo ferroviario. Lascio subito spazio al suo dettagliato e piacevole racconto, invitando chiunque abbia fatto dei viaggi in treno a scriverci!

Dopo essere stati l’anno scorso in Serbia (ci siamo andati in aereo, ma abbiamo utilizzato la ferrovia da Belgrado a Novi Sad e ritorno… di questo, magari, si farà un altro post!), quest’anno avevamo deciso saremmo andati a Sarajevo e in giro per la Bosnia. Il viaggio, però, stavolta doveva essere principalmente ferroviario, a cominciare dall’avvicinamento!

E così, martedì 24 aprile partiamo da Nova Gorica (quella che una volta si chiamava “Gorizia Montesanto” e spesso conosciuta come “stazione della Transalpina”) e prendiamo il treno delle 14.10 per Sezana-Divaca: abbiamo quindi utilizzato la parte “inferiore” della gloriosa Transalpina, quella verso Trieste… Il percorso, meno mozzafiato che nelle valli dell’Isonzo, Baccia e Bohinjska Sava (tratta verso Jesenice), è comunque assai piacevole, impegnando in parte la valle del Vipacco (Vipavska dolina) con seguente ascesa a San Daniele del Carso (Štanjel) e transito attraverso Dutovlje (in italiano, “Duttogliano-Scoppo”: poco oltre questa stazione c’è il bivio da cui s’intravede la linea originaria della Transalpina verso Trieste, attualmente questa tratta – armata “per motivi militari” – è in realtà malinconicamente inutilizzata da tempo). A Sežana qualche minuto di sosta e il nostro treno, formato da una tipica composizione bloccata slovena (automotrice termica più rimorchiata, tutto di fabbricazione italiana e meccanicamente – nonché negli interni delle vetture – assolutamente simile ad alcune serie di Aln 668 italiane), riparte verso Divača dove, ad attenderci, c’è l’IC “Pohorje” proveniente da Koper (Capodistria) e diretto a Ljubljana e Maribor (“Pohorje” è appunto l’altipiano che sovrasta Maribor). Questo convoglio, formato da locomotore elettrico e cinque vetture, si suddivide nella stazione di Pragersko: la prima sezione prosegue per Maribor, la seconda sezione invece prende il nome di IC “Mura” e prosegue, appunto, verso la valle del fiume Mura… ovvero Ptuj, Murska Sobota e termina a Hodoš, al confine con l’Ungheria.

Una prima osservazione si rende necessaria: il tempo di coincidenza fra il treno da Nova Gorica e l’IC “Pohorje” è di soli due minuti ma la coincidenza è garantita, gli orari sono predisposti appositamente per garantire la prosecuzione e in caso di ritardi (non frequenti e comunque lievi) un treno attende l’altro. Da noi, invece, con l’ossessione delle partenze puntualissime (malgrado tracce orarie ben più larghe), le coincidenze non sono mai garantite e così al danno di un eventuale ritardo si deve aggiungere quello della mancata prosecuzione: se questo è il “progresso”, mi sembra un bel passo da gambero!! Il mancato rispetto delle coincidenze ha senso solo quando la linea è percorsa da treni frequentissimi (se ne perde uno ma ce n’è un altro dopo poco tempo), diversamente è un disagio inaccettabile.

Da Ljubljana, dove giungiamo con qualche minuto di ritardo, proseguiamo con un treno IC in servizio internazionale Villach-Zagreb (composto da ottime vetture nuove ed eleganti) e giungiamo a Zagabria alle 19.40 circa; lì pernottiamo, dopo una gustosa cena e un bel giro nel centro di quella splendida ed elegante capitale. Sia i treni sloveni sia quelli croati sono puliti ed efficienti.

L’indomani, 25 aprile, ci attende il treno per Sarajevo-Ploče delle 8.53. Ploče è una località sulla costa dalmata e fa parte della Croazia, ma è raggiungibile in treno solo attraverso Bosnia ed Erzegovina. Il treno è formato da sole tre vetture, peraltro tre vetture appartenenti a differenti amministrazioni ferroviarie! Quel treno, infatti, è un po’ l’emblema della Bosnia attuale, suddivisa – a seguito degli accordi di Dayton – in Repubblica Federale e in Repubblica “Srpska” (ovvero la parte “serba”); e così il treno è formato da una vettura delle ferrovie croate (HŽ), una delle ferrovie della Republika Srpska di Bosnia (ZRS) e una delle ferrovie federali bosniache (ZFBH). Si tratta di vetture somiglianti alle nostre UIC-X, piuttosto datate ma non scomodissime. Il treno procede abbastanza speditamente verso il confine (Dobrin), dove avverrà il cambio trazione (sempre elettrica, ma sarà un locomotore bosniaco a proseguire) e… la velocità cala drasticamente. La ferrovia segue il corso di numerosi fiumi (fra cui Vrbas e Bosna in particolare), gonfi d’acqua limacciosa e in molti punti esondati a causa delle piogge torrenziali dei giorni precedenti: questo stride con l’abbacinante sole che era tornato a splendere. Il treno procede con numerosi rallentamenti sull’armamento non certo ottimale: spesso si intravvedono cantonieri al lavoro e molte tratte sono percorse a passo d’uomo. Le fermate sono numerose e a Banja Luka salgono molti passeggeri: del resto vi è un solo treno diurno e uno notturno fra Banja Luka e Sarajevo e, pur lenti, questi convogli impiegano meno degli autobus (che transitano invece per Jajce e Travnik) e costano sensibilmente meno. Il paesaggio è piacevole ma monotono, tutto sommato; sul treno un signore passa più volte con la sua cesta di bibite e “rakija” in bottigliette monodose, ricordando i venditori ambulanti che si incontravano anche sulle nostre ferrovie in alcune aree italiane. Dopo la fermata di Visoko con veduta verso la famosa “Piramida Sunča” (Piramide del Sole) – giungiamo a Sarajevo alle 18.50, con circa cinquanta minuti di ritardo (orario previsto d’arrivo 17.57): dieci ore per poco più di cinquecento chilometri… All’uscita dalla stazione (edificio massiccio, architettura socialista, non brutto ma visibilmente poco utilizzato e dall’aria un po’ spettrale) c’è il capolinea del tram e, nelle adiacenze, la stazione degli autobus.

A questo punto, per restare in tema ferroviario, è bene tralasciare la descrizione approfondita di Sarajevo e delle mete raggiunte in autobus; però va detto che la capitale è splendida, un assortimento (per la verità armonioso) di stili, epoche e culture che non può non destare emozione. Oltretutto spesa modica ovunque (per dormire, per mangiare, per i taxi…). A Travnik (patria di Ivo Andrič) e Jajce (dove il fiume Pliva si getta nel fiume Vrbas formando spettacolari cascate) siamo andati in autobus perchè tali zone non sono servite dalla ferrovia; il servizio non è affatto malvagio ma qualche vettura meno valida c’è e, soprattutto, i tempi di percorrenza sono molto dilatati. Oltre alla tortuosità delle strade, infatti, si perde tempo per numerose soste: per i pasti, per le fermate, per prendere e consegnare pacchetti… insomma, è tutto piuttosto “comodo” e a tratti un po’ esasperante, anche se è verosimile che siano i nostri ritmi ad essere ormai troppo accelerati.

Il mattino del 29 aprile ci rechiamo nuovamente alla stazione di Sarajevo per proseguire alla volta di Mostar; questa famosa città è situata sempre sulla linea per Ploče ed è servita, a dispetto dell’abbondanza di turisti che vi si riversano, da soli due treni passeggeri al giorno per senso di marcia. Il treno diurno prevede il percorso diretto Zagreb – Sarajevo – Ploče, quello notturno prevede il cambio a Sarajevo; così il nostro treno delle 7.05 per Mostar – Ploče è già fermo al binario ma deve attendere quello da Zagreb che… doveva arrivare alle 6.15 (e arriverà invece alle 7.25). Si parte alle 7.30, il treno è strapieno (è domenica e sono molti i turisti da ogni parte del mondo) ed è composto, come sempre, da sole tre vetture: stavolta, però, le tre carrozze sono tutte ZFBH perchè il treno attraversa principalmente zone “federali”. Per la verità, non si tratta di vetture bosniache ma di ex vetture delle ferrovie svedesi, su cui le scritte sono rimaste in svedese!

Il viaggio – in piedi – è comunque bello: il treno scende in un panorama meraviglioso, costeggiando il fiume Neretva. I rallentamenti, però, sono ancora peggiori, segno che l’armamento versa in condizioni ancora meno ottimali; ciò permette ad un ferroviere di passare più volte a vendere (anzi, quasi a regalare) caffè caldo bosniaco senza rovesciarlo. Si giunge così a Mostar alle 10.45 anziché alle 9.21, comunque in tempo per visitare la famosa e bella città, tristemente segnata dalla guerra.

Il nostro rientro in Italia è avvenuto attraverso Trebinje e il Montenegro. A Trebinje (città “Srpska”, anche se lontana dalla “capitale” della repubblica Srpska che è Banja Luka) siamo giunti in autobus da Mostar attraverso un paesaggio spettacolare (attraverso Nevesinje, Bileča). La città è estremamente accogliente e l’indomani ci rechiamo a Podgorica, in Montenegro, per prendere il volo per Lubiana. Lungo il percorso stradale ci accompagnano le vestigia di un’altra ferrovia, la Trebinje-Nikšič. Faceva parte della rete a scartamento ridotto “bosniaco” (760 mm, come quello austroungarico in generale) che è stata gradualmente chiusa all’inizio degli anni Settanta. Da Nikšič a Podgorica la ferrovia c’è ed è a scartamento ordinario ma attualmente in via di elettrificazione. Navigando in rete ho potuto appurare che c’è anche un progetto di riapertura della ferrovia Čapljina – Trebinje – Nikšič previa conversione a scartamento ordinario dell’infrastruttura (esistente e in buono stato anche se non più armata)… non so, francamente, se ciò però avverrà mai. Anche i famosi treni “Talgo” spagnoli, concettualmente simili ai nostri “pendolini” che sfruttano l’oscillazione della cassa per permettere maggiori velocità su linee tortuose, dovevano servire le ferrovie bosniache ma ho visto solo molte vetture Talgo accantonate nei depositi attorno a Sarajevo.

Infine, dall’aeroporto di Lubiana siamo giunti con un minibus in servizio di linea fino alla stazione di Bled Jezero e da lì abbiamo concluso ottimamente come avevamo iniziato, con un trenino Diesel della Transalpina, stavolta nel suo tratto più bello fino a Nova Gorica.

Che aggiungere, prima di concludere? E’ stato sicuramente un viaggio splendido, carico di umanità (ovunque abbiamo trovato persone straordinariamente accoglienti e cordiali) e, malgrado i segni della recente guerra siano tuttora visibili (in particolare i numerosi cimiteri sparsi ovunque), la Bosnia impressiona positivamente. A tutti consiglio la lettura del famoso “Il ponte sulla Drina” di Ivo Andrič, uno spaccato di cinquecento anni che darà un’efficace idea di quelle zone e dei popoli che vi abitano. Si racconta persino di una ferrovia che interessava Višegrad (la città del ponte sulla Drina) e Sarajevo; tale ferrovia non c’è più, era la linea a scartamento ridotto che collegava Belgrado a Sarajevo attraverso l’altopiano di Zlatibor. Un pezzo, però, è da alcuni anni regolarmente riaperto al pubblico in alcuni periodi dell’anno ed è il cosiddetto “Sarganska Osmica”, ovvero “L’otto di Sargan”:per superare un forte dislivello, il treno infatti descrive un vero e proprio “8”, soluzione all’epoca di notevole livello ingegneristico. Sul sito delle ferrovie serbe (la tratta in questione è tutta in Serbia) sono indicate anche alcune escursioni possibili e ve n’è una in giornata da Belgrado (un po’ lunga, perchè fra Belgrado e Branesci o Uzice ci sono quasi quattro ore in andata e altrettante in ritorno); tuttavia quando siamo stati noi a Belgrado il servizio era momentaneamente sospeso… e non so se attualmente sia fattibile.

Ma questa è un’altra storia… e cercheremo di coniugarla con un bel viaggio fra Belgrado e Antivari (Beograd – Podgorica – Bar) sulla ferrovia aperta nel 1977, che ha sostituito la linea a scartamento ridotto dello Zlatibor e che vanta il viadotto più alto del mondo (Mala Rijeka, in Montenegro: 398 metri sul livello del fiume sottostante). La linea Beograd – Bar è percorsa da un treno diurno e uno notturno (o più d’uno in stagione) ogni giorno e occorrono circa undici ore (l’anno scorso l’orario ne indicava dieci, evidentemente anche lì sono aumentati i rallentamenti imposti…). Ne riparleremo!

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cultori delle Ferrovie. Contrassegna il permalink.

4 risposte a “In ferrovia fra i Balcani: Bosnia ed Erzegovina” di Simone Sesta

  1. b3nd3rbunny ha detto:

    Simone mi ha fatto venir voglia! 🙂

  2. Silvia ha detto:

    E’ vero!! Grazie Simone e grazie Marco per i vostri splendidi racconti di viaggio. Visto che siamo in zona vacanze, anche a me avete fatto venir voglia di organizzare delle vacanze più sostenibili (come facevo una volta) con il treno che offre anche la possibilità di conoscere sicuramente meglio la cultura dei posti che si visitano, consente di rendere il viaggio anche più socializzante.
    E soprattutto si evitano code e nevrosi e il fatto di doversi portare appresso l’auto come se noi dovessimo accudire lei e non il contrario.
    Insomma si….w il treno e abbasso l’auto.
    ciao
    Silvia

  3. morands ha detto:

    Ho fatto più o meno il tuo stesso viaggio, le notazioni che fai sulla composizione dei treni (il trenoZagabria-Dayton-Sarajevo, il treno svedese per Mostar…) sono le stesse che ho fatto io. Unica differenza: complice la sveglia antelucana e la stanchezza, sul treno per Mostar il caffè io l’ho rovesciato eccome…

  4. jasmina ha detto:

    ma avete fatto tutta sta trafila perche vi piace il treno senno, ce l autobus da koper (slovenia) diretto a sarajevo a 50 euro andata e ritorno ragazzi….
    ve lo dice una croato-bosniaca

I commenti sono chiusi.