Dis-servizi ferroviari: alcune osservazioni personali


Questo blog nasce con l’intento di portare a conoscenza le problematiche vissute dai pendolari, attraverso i loro racconti, i loro suggerimenti: tutto ciò che può essere di utilità per migliorare il servizio, viene pubblicato e inoltrato agli uffici del tpl regionale.

A questo proposito pubblico una serie di riflessioni personali sulle settimane di passione che Trenitalia ci regala.

Buona lettura e conto sui vostri commenti.

Marco Chiandoni

Osservazioni personali

Gli ultimi tre mesi di servizio ferroviario in Friuli Venezia Giulia sono stati contrassegnati da una lunga sequenza di disagi per i pendolari, soprattutto in termini di soppressioni di treni, che spesso hanno fatto dubitare sull’opportunità di inserirli nell’orario ufficiale.

Diverse le cause, da quanto si apprende sia dalle relazioni periodiche istituzionali tra comitati pendolari, cittadini più Assessorato ai trasporti regionale e Trenitalia, sia da fonti esterne:

–         limitatezza del materiale rotabile di scorta

–         insufficienza di personale viaggiante e di macchina per coprire i turni

–         utilizzo di un nuovo sistema informatizzato dei turni del personale, IVU

–         materiale rotabile diesel “Minuetto” acquistato da 5 anni, ma già afflitto da numerosi guasti tecnici

–         materiale rotabile ultratrentenne, valido dal punto di vista meccanico, ma carente di manutenzione e di pezzi di ricambio, tanto che si recupera da vecchi mezzi l’occorrente per le manutenzioni, oppure si richiedono pezzi di ricambio su misura, a costi elevati

Le soppressioni hanno penalizzato fortemente la linea Casarsa Portogruaro, la più corta della Regione come linea e quindi la prima da sacrificare, in caso di problemi.

Della Gemona Sacile non ne parliamo, visto che le corse sono limitate alla domenica, se va bene.

Numerose soppressioni hanno riguardato anche le linee “pesanti” della regione, come la Udine Trieste. Il regionale 2825, per esempio, è stato soppresso decine di volte, dissuadendo dei pendolari appena acquisiti, dipendenti della Danieli, a rinnovare il loro abbonamento: la fermata di Buttrio, per questo treno, non era originariamente prevista, ma, grazie alle insistenze di alcuni viaggiatori, in primis l’ingegnere Danilo Moro, Trenitalia aveva acquisito il suggerimento e concesso la fermata.

Non è stato il primo suggerimento da parte dei pendolari a garantire un aumento di passeggeri: limitandomi a questo caso, il numero di passeggeri che scende a Buttrio si è perlomeno triplicato e questo grazie ai consigli dei pendolari.

Ma il gruppo FS non si accontenta di cancellare treni, ci pensa anche RFI a metterci lo zampino. Tempi di percorrenza sempre più lunghi, per evitare le proteste dei pendolari che i treni sono sempre in ritardo, basti pensare al regionale 6030 da Trieste per Tarvisio Boscoverde, che ha subito un’ulteriore estensione di un minuto per percorrere la tratta Trieste Udine, che ora compie in un’ora e sette minuti, con 3 fermate intermedie.

La tratta Trieste Udine via Gorizia, con 4 fermate intermedie e 10 km di tratta in più consente di arrivare a Udine in un’ora e e 8 minuti. E la linea Trieste Udine via Cervignano dovrebbe essere, per gli udinesi e i triestini che lavorano nei due centri, la più vantaggiosa…. Geniali.

Dopo aver tentato nel giugno scorso di chiudere tutte le fontanelle d’acqua presenti nelle stazioni, adducendo delle scuse vergognose, RFI ha ben pensato di chiudere in sei stazioni del FVG i bagni. Oggi, tanto per ridere un poco, ho raccontato questo fatto ad un pendolare ghanese, che ha posto una domanda molto banale: e quindi ora dove farà la cacca il viaggiatore? La mia risposta, provocatoria e ironica è stata: “la faremo sui marciapiedi”.

Ma RFI si ricorda ancora che i pendolari non sono automi, ma esseri umani, con dei bisogni fisiologici, che non ci sono solo malintenzionati che frequentano le stazioni?

Ma dove stiamo andando? Ma siamo impazziti? Spero che le amministrazioni comunali avviino subito delle azioni per ri-equilibrare le scelte incivili di RFI.

E proprio di questo vorrei parlare, del disinteresse commerciale delle ferrovie a puntare sulle ferrovie regionali, sembra veramente che oramai l’attenzione sia puntata sull’alta velocità e a contrastare la concorrenza di Italo, il treno di Montezemolo.

Un disinteresse commerciale che trova dei limiti anche leggendo il contratto di servizio stipulato tra Regione FVG e Trenitalia.

Ad esempio, l’importo pattuito di circa 33 milioni di € annui, che noi cittadini del FVG paghiamo per sostenere il trasporto pubblico locale su ferro, viene erogato nella misura del 90% entro il 31 marzo di ogni anno a Trenitalia, la quale, dopo aver fatturato entro il 31 gennaio l’importo convenuto, riceve questi soldi.

Mi sarà consentito di dubitare che un’azienda che riceve entro il 3° mese dell’anno il 90% dell’importo annuale, sia stimolata a dare un servizio di qualità alla clientela. Ma qual è la clientela di Trenitalia in FVG? La regione, che paga questo importo o noi pendolari? Io ho cominciato a pormi queste domande, dopo aver assistito a innumerevoli situazioni, sia da parte del personale di stazione che di quello viaggiante, nelle quali, fatta salva la cortesia e l’umanità di buona parte dei dipendenti Trenitalia, non vi era la benché minima attenzione verso la persona come cliente.

Ma quante volte le comunicazioni in stazione sono date male, in ritardo, o a  bordo treno, dove il sistema oboe funziona sempre meno, o basta chiedere alle biglietterie un biglietto un po’ diverso dallo standard e il sistema va in tilt? Un’azienda, se vuole fare questo mestiere, deve rimboccarsi le maniche e puntare ad aumentare il numero di persone che si fidano e apprezzano il servizio che si intende erogare. Qui succede l’esatto contrario, l’azienda fa di tutto per disincentivare l’utilizzo del treno, ma il 90% trenitalia lo intasca entro marzo!

A questo punto alcuni suggerimenti a titolo personale:

– l’importo pattuito tra Regione e Trenitalia va erogato trimestralmente sulla base del servizio effettivamente erogato e su un indice di puntualità non più basato sulla stazione finale di destino, ma sulla media dei ritardi maturati ad ogni singola fermata prevista all’interno della nostra regione.

Faccio un esempio: treno Trieste – Udine con fermate a Monfalcone, Sagrado, Gorizia, Cormons che parte con 30 ‘ di ritardo.

Se la linea lo consente, il treno potrebbe arrivare a Udine con un ritardo di 18’ e questo sarebbe il ritardo trasmesso da Trenitalia alla Regione per il calcolo delle eventuali sanzioni da calcolare in detrazione al 10% di importo pattuito da saldare.

Se noi calcoliamo invece il ritardo in ogni stazione, la situazione cambia:

arrivo a Monfalcone con 27’ di ritardo

a Sagrado con 25’

a Gorizia con 24

A Cormons con 21’

A Udine con 18’

 

Il tempo del ritardo è calcolato a treno fermo in ogni stazione intermedia, dove per fermo si intende il momento nel quale i passeggeri possono scendere o salire.

La media è composta da 27+25+24+21+18 diviso 5 che dà 23 minuti di ritardo!

A questo punto l’indice di puntualità spacciato da Trenitalia all’ultimo incontro non risulterebbe più del 91%, ma sarebbe, a occhio, un 86%, perché rispetterebbe il disagio subito dai pendolari di tutte le fermate, non solo di quelli della stazione finale. Questa è una bella furbata da parte di Trenitalia.

Infine un commento sulle soppressioni. Un paragrafo del contratto descrive le diverse situazioni di soppressione:

–         se autosostituite entro un certo tempo = rimborso di x €

–         se treno regionale NON da orario parte entro un’ora dalla soppressione, rimborso pari a x €

–         se viene consentito di salire su un treno a lunga percorrenza della divisione passeggeri (non FRECCE), allora altro tipo di rimborso.

Ma le soppressioni PESANO sulle persone, perché spesso e volentieri non arrivano per l’ora prevista a casa e spesso arrivare all’ora prevista è un DOVERE lavorativo, familiare o di altra natura, che conta sullo stress di ogni singolo viaggiatore che deve trovare il modo di ottemperare ai suoi impegni in altra maniera.

Per questo motivo le soppressioni andrebbero calcolate, al di là del compenso pattuito in caso di soppressione, tra i servizi non erogati, salvo le autosostituzioni in tempo reale, che sono proprio poche.

Allora l’indice di puntualità e di qualità del servizio altro che scenderebbe!

Come essere risarciti da questi disservizi? Ricordo ad esempio che per circa 50 giorni, il regionale 2464 partiva con 20’ di ritardo per attesa materiale corrispondente…

Una soluzione potrebbe essere un bonus sugli abbonamenti regionali, ma questa soluzione è parziale, perché esclude tutti quei viaggiatori occasionali che hanno subito un disagio.

Forse sarebbe più opportuno accumulare un “tesoretto” regionale (ovvero soldi non pagati a Trenitalia per i disservizi subiti) e valutare l’opportunità di pensare a tariffe di viaggio diverse alle attuali:

–         agevolazioni maggiori per gli abbonamenti annuali

–         agevolazioni per chi viaggi in gruppi superiori a 2, riducendo il biglietto del terzo e degli altri almeno del 30%

–         prepagare il trasporto biciclette, promuovendo quindi una clientela più turistica e sportiva

–         agevolare il trasporto disabili, migliorando le attuali condizioni di accesso ai treni

Queste condizioni, per nulla eccezionali, pagate dal tesoretto, potrebbero incentivare l’utilizzo del treno, fatto salvo che a qualcuno interessi vedere i treni carichi di gente felice di potersi leggere un libro anziché essere in coda sulla statale in auto.

A breve sarà pubblicato un sondaggio sul nostro blog per sapere, da chi vorrà partecipare, cosa preferirebbe fosse fatto dalla nostra regione con i soldi non pagati a Trenitalia a titolo di sanzione.

 

 

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